Aaaah…
meno male! Ora mi sento più tranquillo. È vero che i sindacati
confederali hanno disdetto “la più GRANDE MANIFESTAZIONE NAZIONALE
CONFEDERALE SUL PRECARIATO E SULLA SCUOLA, mai vista in tanti anni”
risolvendoci tutti i problemi organizzativi e di coscienza, però hanno
assicurato che potrebbero esserci degli scioperi.
Il condizionale rimane d’obbligo perché ci vuole educazione nel dire le
cose e non essere molto aggressivi, altrimenti possono sembrare delle
minacce e non è una cosa bella specie nei confronti di persone amiche.
Ma la rassicurazione sta nel fatto che lo sciopero rimane uno strumento
di lotta preso in considerazione dai confederali. Fiiiuuu! Volevo ben
dire! E ora tutte le malelingue che in questi ultimi tempi hanno tuonato
parole di fuoco possono ormai solo appigliarsi a quel condizionale. Ma i
soliti ben informati ci hanno promesso che presto passeremo
all’indicativo e allora ne vedremmo delle belle. Ops, sono ancora preso
dalla sindrome del condizionale, volevo dire che ne “vedremo”
(indicativo futuro) delle belle.
Mi direte che ultimamente sono un po’ fuori, che mi metto a scherzare su
cose che definire drammatiche è poco. E’ vero, avete ragione, ma il
fatto è che quando è troppo mi scatta dentro qualcosa, quasi una sorta
di autodifesa, sarà istinto di sopravvivenza, sarà voglia di reagire al
brutto e avvilente spettacolo a cui sto assistendo, non so cos’è, ma, mi
dico, è meglio che la buttiamo sul ridere perché qui altrimenti si
rischia di stare davvero male.
Solo che tutto ha un limite e la sola speranza è che toccato il fondo
non si può che risalire, a meno che non decidano di rimanerci nel fondo
in cui si sono cacciati.
Io penso che quella a cui stiamo assistendo sia la più brutta pagina
della storia confederale che io ricordi, neanche il famoso concorsone o
lo sciopero scippato del febbraio 2002 si avvicinano per gravità a
quello che sta succedendo oggi sotto i nostri occhi.
Sulla scuola i confederali hanno deciso di svendere totalmente le
ragioni della ricerca di una Buona Scuola, arrendendosi in modo
impacciato e decisamente inglorioso alla pragmaticità di Padoa Schioppa
e Visco. Hanno solo fatto finta di fare la voce grossa, ma era solo per
motivi elettorali, nel rispetto della più bieca tradizione utilitarista
di partiti navigati e rastrellatori di consenso. Quanto suonano
smaccatamente e coscientemente falsi i proclami che abbiamo letto in
rete nell’ultimo mese: al vaglio della storia le pepite promesse si sono
rivelate miseri granelli di polvere che si sbriciolano a guardarli; alla
resa dei conti, il rombo della macchina potente che si stava mettendo in
moto si è risolto in qualche colpo di tosse malaticcia e dal suono
stridente e sgradevole. Che vergogna, che sgradevole delusione!
Ma un po’ di sana autocritica non farebbe bene? E non penso agli
ingessati dirigenti delle segreterie nazionali, a cui i rispettivi
direttivi, spero siano in grado di far cogliere la drammaticità della
situazione. Parlo ai dirigenti di periferia che, forse anche in buona
fede, hanno tuonato frasi roboanti facendo promesse di mobilitazione
alla “glielafacciamovederenoi” che ora si sono dissolte nel nulla. Se
non avete il coraggio dell’autocritica pubblica, spero che vi sia
rimasta una minima e intima onestà interiore per lanciarvi uno sguardo
di rimprovero compassionevole ogni volta che vi capiterà di guardarvi
allo specchio.
La campagna condotta dalla FLC CGIL in particolare contro la Gilda è
stata veramente emblematica di come si sia cavalcata la situazione in
chiave unicamente elettorale.
Ed è buffo che tale battaglia sia stata condotta dalla federazione
provinciale di Modena che ha tuonato falsità una dietro l’altra pur di
colpire l’avversario di sempre. Nell’assemblea a cui ho assistito io
(ero per sbaglio in un’assemblea ATA) il membro della segreteria
provinciale che la teneva è arrivato a dire che la Gilda vuole togliere
il fondo di istituto agli ATA e darlo solo ai docenti. Incredibile vero?
E dire che se solo ci si sforzasse di usare la nostra intelligenza
politica, la forza delle nostre idee e si avesse più rispetto
dell’intelligenza politica dei lavoratori, sarebbero ben altri gli
argomenti che ci fanno essere distanti da Gilda. Certo sui fatti ci
tocca "rimetterci alla clemenza della corte", ma le idee, almeno quelle,
difendiamole senza raccontar panzane da mercato in piazza.
Ma sapete perché dicevo che è buffo che sia stata Modena ad organizzare
questa campagna anti Gilda? È buffo perché nelle elezioni RSU a Modena
il risultato di questa campagna denigratoria è stato che la Gilda è al
+2,8% e la FLC CGIL è in calo (circa -1%).
Pensate che per molto meno nel 2003, all’indomani delle elezioni RSU,
una fazione faziosa della CGILScuola Modenese organizzò un processo
politico, seguito da un mobbing scientificamente diretto e realizzato,
nei confronti dell’allora segretario provinciale. L’azione, studiata e
ben articolata nelle sue diverse fasi, era palesemente manovrata da un
abile puparo e aveva come motivo nobile venduto, la colpa dell’allora
segretario di aver vinto le elezioni con un aumento dei consensi di solo
l’1% (a livello nazionale si era al +6%, ma vado a memoria, le cifre
potrebbero discostarsi di qualcosa). E l’accusa principale fu quella di
essere stato particolarmente morbido nei confronti di Gilda che infatti
era avanzata.
In quel gennaio del 2004 iniziò una della più brutte pagine della storia
della CGIL Scuola Modenese e forse della CGIL tutta (spero in un caso
isolato, in questi termini così estremi). Decisamente gli anni più
brutti e disgustosi della mia personale, ancorché non significativa,
storia politica. Le cose a cui ho assistito sono state così fuori da
ogni regola che prima o poi penso che mi deciderò a far conoscere i
fatti, tutti ben documentati, che hanno avuto come scenario la
federazione provinciale CGIL Scuola di Modena. E del resto oggi non ho
più alcun incarico in FLC CGIL, per scelta personale, per cui posso
permettermi di parlare senza nessuna delle pastoie più volte invocate in
passato nei miei confronti.
La cosa però che non può essere ignorata è che dal 2005 a tirare le fila
della FLC CGIL modenese sono i faziosi mobbisti di cui sopra, un bel
risultato davvero, complimenti! vi siete proprio ben distinti! Direi che
se costoro avessero un minimo di onestà politica (cosa della quale ho
molte prove contrarie) aprirebbero un dibattito ampio con tutta la base,
presentandosi dimissionari per aver fallito clamorosamente l’obiettivo
per cui sono arrivati a fare una battaglia politica spietata e fuori da
ogni regola di democrazia, ricorrendo anche alla calunnia.
Mi accorgo rileggendo che le pagine brutte sono ormai tante da far
riflettere anche chi, come me, si sente “condannato” ad essere iscritto
alla FLC CGIL. Condannato perché non vedo alternative valide (per me,
ovviamente) ma se il sistema elettorale delle RSU, per la parte che
serve per stabilire la rappresentatività di ciascun sindacato, fosse
stato diverso, forse mi sarei fatto tentare da un voto che
rappresentasse un segnale al mio sindacato. Ma questo è anche il motivo
per cui il sistema elettorale rimarrà così com’è, ne sono convinto. Mi
sono astenuto ed è stato questo il mio segnale e quello di molti altri
dalle mie parti. Ma non può andare avanti ancora per molto così, e
allora, o trovo delle forti ragioni politiche per restare all’interno di
un progetto oppure …
La speranza è che anche in FLC CGIL prenda corpo e faccia sentire la sua
voce quella sinistra sindacale che sola può essere garanzia di confronto
tra idee, contro l’appiattimento delle segreterie lottizzate ad ogni
livello. Io penso che tutta la FLC CGIL debba battersi perché questo
confronto venga avviato, e spero che il prossimo direttivo nazionale
della FLC CGIL abbia il coraggio di inviare un deciso segnale in questo
senso.
“Se non ora, quando?”
Francesco Mele
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