Corriere:
«La situazione è più matura, la strada è obbligata. Certo,
...
dal Corriere della Sera del 4 giugno 2006
GILDA
degli
Insegnanti di Bologna
Corriere:
«La situazione è più matura, la strada è obbligata. Certo,
...
dal Corriere della Sera del 4 giugno 2006
Una chiamata in
causa estranea al mondo scolastico: è stato il governatore
di Bankitalia Mario Draghi a invocare «nuove regole che
premino il merito di docenti e ricercatori». Mancavano solo
nome e cognome...
«...che poi sono stati
fatti da Gaspare Barbiellini Amidei, nel
suo
intervento sul
Corriere della Sera
. E dico
subito che nella scuola c’è sicuramente un problema di
verifica meritocratica. Da ministro avevo tentato di
affrontarlo con varie misure, anche se ad apparire fu solo
il "concorsone", l’uso dei test come strumento di verifica.
Riconosco, come ho fatto più volte, che il merito era
giusto, il metodo sbagliato».
Prof e sindacati la
attaccarono.
«In realtà Cgil, Cisl,
Uil e Snals avevano sostenuto sia la proposta che lo
strumento. Eravamo in contatto con tutte le forze in campo.
Tutte, tranne due: Gilda e Cobas, che erano numericamente
ininfluenti».
E invece guidarono
la protesta.
«Da parte nostra ci fu
una forte ingenuità. Da un lato c’era il fatto che solo una
piccola parte avrebbe, in principio, goduto di vantaggi
economici. Poi c’era la scelta di forme valutative diffuse
nel mondo, ma non ancora mature in Italia. All’idea di un
test che ne valutasse la preparazione, i professori si
sentirono offesi. Ripeto, un errore di metodo».
Sbaglia, dunque,
chi vede i docenti refrattari a ogni valutazione?
«È vero che all’inizio
gli interessati non amano che li si valuti; però possono
abituarsi, se si trovano strade giuste. Lo vedo nel Csm,
dove sto sperimentando una valutazione dell’azione
giudiziaria; l’ho visto a Siena, con il monitoraggio delle
attività di ricerca. Sono d’accordo con Draghi sul fatto che
servano "nuove regole". E c’è un’esperienza internazionale
nell’elaborazione di parametri valutativi di cui fare
tesoro».
Il Governatore ha
anche parlato del ritardo accumulato dall’Italia nella
diffusione dell’istruzione.
«Ma ha pure
riconosciuto che negli ultimi 10 anni il divario rispetto ai
Paesi più avanzati si è ridotto. Draghi poi osserva che il
problema, oggi, è il livello medio del capitale di
conoscenza: ma anche qui abbiamo fatto dei passi avanti,
soprattutto per la "coda" del "serpente educativo". Resta
una criticità nel livello medio e nelle eccellenze».
Come si recupera?
«Con il sostegno
all’espansione scolastica, cui sono contrari alcuni
tardogentiliani, di destra e sinistra. La scommessa sta
nell’evitare l’alternativa tra merito e massa, e la strada è
quella dell’autonomia, la più importante delle mie riforme:
curricoli differenziati, diverse velocità. Poi,
un’espansione delle tecnologie, cui i soliti fondamentalisti
tardogentiliani sono ostili. Infine, la verifica costante
della qualità attraverso vari strumenti di valutazione: una
strada obbligata».
A proposito di
fondamentalismi, Barbiellini Amidei dice di temere, ora,
l’«eccesso demolitorio».
«Sono d’accordo: si
cambi solo quel che la ragione suggerisce di cambiare. La
destra ha avuto un unico obiettivo: abrogarmi
, la damnatio
memoriae . Gli abrogazionisti totalizzanti di oggi seguono
la stessa linea. Ma due cose vanno assolutamente cancellate:
la norma che manda alla formazione professionale i ragazzi
dopo i 13 anni e la divisione tra licei di serie A e tecnici
di serie B. Misure di stampo preweberiano, antistorico».
Cosa suggerisce,
dunque, al nuovo ministro?
«Giuseppe Fioroni è
una persona seria, un vero politico. I primi passi sono
stati giusti. Sento del fondamentalismo laicistico in giro,
della diffidenza verso di lui; e questo mi duole. Certo
occorre un’affermazione più ampia della laicità, con il
concorso dei laici, ma anche dei cattolici. E ritengo che
Fioroni voglia innovare nella scuola, che è opera audace: il
peso dei conservatorismi, in quel mondo e nei
maîtres-à-penser che pontificano sui giornali, è di
stampo neogentiliano, capace di frenare il cambiamento».
Non teme una
«frenata» anche sulla questione merito?
«La frenata c’è già
stata nei cinque anni passati. Ora bisogna creare nuovi
stimoli, garantire incentivi, riaprire il dialogo con i
sindacati. Forse all’epoca era prematuro, ma sono contento
di avere aperto una strada. Su cui ora bisogna proseguire,
con fermezza e determinazione. E con saggezza».
Gabriela Jacomella